Il Settore della Mediazione ripone fiducia in Napolitano

Il futuro della mediazione in Italia é nelle mani del Presidente Napolitano. Infatti, secondo un’indagine del nostro Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione Aprile Group, la maggioranza dei mediatori e degli organismi di mediazione attivi sul territorio nazionale vedono nella rielezione del Capo dello Stato una maggiore garanzia per la diffusione della cultura della mediazione in Italia.

Il motivo di tale fiducia é da riscontrare sostanzialmente nel programma messo a punto dai dieci saggi nominati da Napolitano prima della scadenza del suo mandato, poi rinnovato. Nella relazione finale di essi, infatti, vi é un esplicito riferimento all’esigenza di diffondere l’utilizzo della mediazione e dei sistemi ADR per risolvere alcune cronicità della macchina giudiziaria italiana. Non solo. I saggi si sono espressi a favore della reintroduzione di forme di obbligatorietà del tentativo di mediazione al fine di rendere sempre più conosciuto e utilizzato questo strumento di risoluzione delle controversie. Ora, con la rielezione di Napolitano, il “pallino” della nomina di un nuovo governo torna al Presidente che, forte del consenso ottenuto dalla maggioranza del Parlamento, potrebbe dar vita ad un governo di “larghe intese a tempo” per realizzare il programma messo a punto dai saggi, prima di tornare alle urne. Ecco quindi che le speranze dei professionisti della mediazione e dei sostenitori dello strumento conciliativo si riaccendono di entusiasmo. Ma il percorso non sarà facile. Alcune associazioni rappresentative dell’avvocatura, come l’OUA per esempio, annunciano già battaglia contro l’obbligatorietà della mediazione. Il mondo della mediazione, dal canto suo, punta tutto su una nuova legge che non solo reintroduca forme di obbligatorietà ma soprattutto che intervenga a favore della qualità e della professionalità del settore, punto apparso alcune volte debole nella metodologia di selezione degli organismi di mediazione e formazione dei mediatori prevista dalla legge. Il percorso rischia di portare ad un ennesimo conflitto tra mediatori e avvocati anche se, secondo l’indagine del Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione, si sta diffondendo maggiormente la consapevolezza che le due professioni sono estremamente diverse fra loro, anche per formazione, e operano in due ambiti differenti. La mediazione opera nel campo consensuale mentre l’avvocato manitiene nella maggioranza dei casi un’impostazione processualistica, spesso inconciliabile con l’ADR. Sempre secondo la ricerca del Centro, gli avvocati che scelgono di occuparsi anche di ADR, sono animati da una profonda convinzione e passione personale tant’é che integrano la loro preparazione con numerosi studi e finiscono con l’occuparsi quasi esclusivamente di ADR. La restante parte di avvocatura non riesce ad uscire dall’equivoco e invoca strumenti di legge che consentano l’attività di mediazione solo agli avvocati. Secondo la ricerca del centro, questo comporterebbe problemi all’efficienza del settore in quanto oltre il 70% degli avvocati non conosce adeguatamente, per formazione professionale di tipo processuale, le tecniche di negoziazione necessarie al mediatore e si riscontrano lacune in materie fondamentali, oltre al diritto, alla formazione di un mediatore quali la psicologia, filosofia e sociologia. Questo é anche il motivo per cui le mediazioni portate davanti ad organi di mediazione gestiti dall’ordine degli avvocati, ha una percentuale non trascurabile di fallimenti. L’indagine, infine, rivela come l’istituto della “Negoziazione Assistita” che si vorrebbe introdurre anche in Italia non sia avvicinabile all’istituto della Mediazione in alcun modo. Mentre nel primo, infatti, sono protagonisti gli avvocati delle Parti al fine di raggiungere un accordo su una transazione; nel secondo sono protagoniste le Parti stesse che cercano di produrre una vera e propria pacificazione incontrandosi e ascoltandosi sotto l’aiuto facilitativo del mediatore professionista ed, eventualmente, assistite dagli avvocati per il disbrigo delle pratiche burocratiche. La cultura e la diffusione della mediazione é quindi ormai un percorso avviato anche in Italia e bisognerà necessariamente dare risposte serie ad un settore in attesa da troppo tempo.

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